Pubblicato in: Classici, Letteratura, Letteratura francese, Libri, Narrativa, Parigi, Recensioni

Un’intera epoca, giunta sino a noi, in un piccolo personaggio

CesarBirotteauRecensione di César Birotteau, di Honoré de Balzac

Mondadori, Oscar classici, 2006

“[Balzac] ci offre nella Comédie humaine una prodigiosa storia realistica della “società” francese, descrivendo in guisa di cronaca, quasi anno per anno, dal 1816 al 1848, la progressiva irruzione della nascente borghesia nella società nobiliare che, dopo il 1815, si era ricostituita […]. E intorno a questo quadro centrale raggruppa una storia completa della società francese, dalla quale, persino nei dettagli economici (per esempio il riordinamento dei beni mobili e immobili dopo la rivoluzione), ho imparato di più che da tutti gli storici dichiarati, gli economisti e gli studiosi di statistica di quel periodo messi insieme”.
Questo celebre passo, tratto da una lettera di Friedrich Engles a Margaret Harkness, sintetizza in modo esplicito la straordinaria importanza che i romanzi, le novelle e i saggi di Honoré de Balzac in cui si articola lo stupefacente edificio della Comédie assumono nella storia della letteratura europea e mondiale.
Questo edificio, simile ad un palazzo della grande nobiltà, è composto da decine di stanze, alcune ampie ed ariose, destinate ad essere la sede privilegiata della vita dei protagonisti, altre strette ed anguste, cui si accede di rado perché luoghi in cui si trovano oggetti nascosti o semplicemente non quotidianamente necessari, altre ancora che fungono da collegamento tra le prime e le seconde; vi sono poi le stanze di servizio, che a prima vista non sembrano così preziose come quelle di rappresentanza ma senza le quali l’intero edificio non potrebbe funzionare. César Birotteau rappresenta a mio avviso una di queste stanze, non essendo magari una delle più luminose, ma senza la quale tutta la vita del palazzo sarebbe in qualche modo diversa. Fuor di metafora, César Birotteau, pur non essendo sicuramente uno dei più noti e celebrati romanzi dell’autore francese, è in qualche maniera un pilastro portante dell’intera opera balzachiana: non a caso lo stesso Balzac lo riteneva uno dei suoi capolavori, e la sua redazione, se infine fu portata a termine in poche settimane, come spesso accadde alle sue opere, anche a causa di pressanti impegni contrattuali, fu da Balzac rimuginata per lunghi anni.
Due sono gli aspetti che a mio avviso rendono capitale questo romanzo. Da un lato l’oggetto stesso del racconto, che narra l’ascesa e caduta di un self-made-man nella Parigi degli anni immediatamente successivi alla caduta di Napoleone, periodo centrale nella storia francese, quello della Restaurazione durante la quale, nonostante l’aristocrazia e i Borboni abbiano riacquistato il potere, la borghesia continua la sua inarrestabile crescita, che la porterà alla rivoluzione del 1830. L’altro aspetto è la sua precisione e puntigliosità nel descrivere i meccanismi economici e finanziari attraverso cui si esercita il potere borghese, la loro spietatezza e il loro assurgere a regole assolute delle relazioni sociali. Anche in altri romanzi della Comédie humaine si trovano lunghe e precise descrizioni dei meccanismi attraverso cui il denaro ed il profitto esercitano il loro potere, ma è indubbio che in César Birotteau esse assumono un ruolo talmente centrale da poter essere considerato inedito. Se ad alcuni critici le lunghe pagine che Balzac dedica a queste descrizioni sono sembrate un punto di debolezza del romanzo, a mio avviso ne costituiscono invece uno dei grandi elementi di forza, perché senza queste pagine non sarebbe possibile attribuire un valore universale alla vicenda del povero Birotteau, e il realismo di Balzac perderebbe uno dei pilastri sul quale è basato. E che Balzac intendesse rendere, attraverso il suo protagonista, lo spirito vorace di un’epoca, lo dice apertamente egli stesso, alla fine dei due capitoli introduttivi del romanzo, con frasi che assumono quasi il tono di invocazione: ”Possa questa storia essere il poema delle vicissitudini borghesi, alle quali nessuna voce ha mai pensato, tanto sembrano prive di grandezza. Esse sono invece altrettanto immense: non si tratta qui di un sol uomo, ma di una moltitudine di dolori”.
Chi è dunque César Birotteau, quali sono le moltitudini di dolori che questo piccolo ma complesso personaggio rappresenta attraverso la sua storia? Già il suo nome è un piccolo capolavoro, con quell’aulico e altisonante (soprattutto per un francese) César che si contrappone ad un cognome più che popolaresco, che rimanda per assonanza a qualcosa di stupido, di estremamente poco elevato. Due infatti sono le facce fondamentali della sua personalità, peraltro a mio avviso strettamente correlate, come cercherò di illustrare: la rettitudine e l’ottusità. All’inizio del romanzo Birotteau è un fabbricante e commerciante di profumi e prodotti di bellezza, benestante ed apprezzato per la sua onestà, che si è fatto da sé: è vicesindaco di una circoscrizione parigina dopo essere stato per qualche tempo giudice del tribunale del commercio, carica elettiva che ha esercitato con saggezza e moderazione. Nel lungo capitolo che descrive le sue vicende passate il lettore viene a sapere che dopo essere giunto nel 1793, quattordicenne e orfano, dalla Touraine a Parigi con un Luigi in tasca, venne assunto come commesso nell’avviato negozio di profumi di Messieur Ragon, guadagnandosi col tempo la fiducia del padrone. Il suo istinto per il risparmio e qualche azzeccato investimento gli consentono di acquistare la fabbrica quando, nel 1800, Ragon si ritira. Nello stesso anno sposa Constance Pillerault, bella e giovane commessa in un negozio parigino, da cui avrà una figlia. La crescita dei suoi affari è dovuta a due prodotti di bellezza per la cui formulazione ha fatto ricorso ad un chimico: la Crema delle Sultane e l’Acqua carminativa, che hanno avuto successo anche grazie all’innovativo uso di inserzioni pubblicitarie sui giornali. Il fatto che Birotteau sia un profumiere non è casuale, perché il suo successo economico è emblematicamente legato al sorgere di nuovi bisogni, come quello della cura del corpo, indotti verso fasce crescenti della popolazione, in particolare la piccola borghesia, dallo sviluppo economico. Anche l’uso della pubblicità come mezzo di promozione, legato al proliferare di giornali e riviste e , è analizzato in dettaglio da Balzac, che riporta per intero il prospetto scritto e diffuso da Birotteau per i suoi due prodotti, non mancando di sottolinearne la ridicola fraseologia.
Se l’autore descrive i successi di Birotteau come frutto anche di alcune sue intuizioni, non rinuncia tuttavia a sottolineare come la vera mente della ditta sia la moglie, che assomma le virtù di una vera piccolo-borghese, e che nonostante i suoi indubbi limiti riesce ad indirizzare al meglio quelli, molto più pesanti, del marito. Le considerazioni finali di Balzac rispetto alla personalità di Birotteau sono taglienti ed ambivalenti: ”Così, un uomo pusillanime, senza istruzione, senza idee, senza conoscenze, senza carattere, e che non sarebbe dovuto riuscire sulla piazza più scivolosa del mondo, riuscì, grazie alla sua condotta, al senso della giustizia, alla bontà di un’anima veramente cristiana, per amore dell’unica donna che avesse mai posseduto, a passare per un uomo particolare, coraggioso e pieno di fermezza”.
Nel novembre 1818, quando si apre il romanzo, Birotteau sta per ricevere la Legion d’Onore per meriti commerciali e politici: di fede monarchica perché lo era il suo padrone e perché ritiene che solo l’ordine possa favorire gli affari, si vanta di essere stato ferito da Napoleone in persona sulla scalinata della chiesa di Saint-Roche durante i moti monarchici del 1795. Questo riconoscimento alimenta i suoi desideri di scalata sociale, di entrare a far parte della grande borghesia: si lancia quindi ingenuamente, nonostante la contrarietà della moglie, in una speculazione immobiliare, impegnandovi tutto il suo modesto capitale e firmando cambiali per una grossa cifra; amplia e ristruttura lussuosamente il suo appartamento e organizza un gran ballo che dovrebbe consacrarlo agli occhi della buona società, al quale partecipano rappresentanti dell’alta borghesia e qualche aristocratico.
Subito dopo il suo trionfo c’è il crollo, secondo una legge naturale cara a Balzac. Il notaio cui aveva affidato i soldi per la speculazione sicura scappa con la cassa: le spese folli per l’appartamento e il ballo non possono essere saldate, e le cambiali giungono inesorabilmente a scadenza. Non uno dei numerosi banchieri e usurai cui si rivolge gli accorda credito e così Birotteau, che considera il fallimento un’onta morale, è costretto a fallire. Tutti i suoi beni vengono pignorati ed egli è costretto ad un modesto impiego, come la moglie. Unico obiettivo della sua vita sarà da allora saldare i debiti residui nei confronti dei creditori e ottenere la riabilitazione.
Birotteau è quindi vittima della propria ambizione ma, e qui sta a mio avviso il colpo di genio di Balzac, la sua è l’ambizione del giusto, di colui che ritiene di poter basare la propria scalata sulla reputazione e sulla rettitudine morale. La sua precipua ottusità sta proprio qui: nell’incapacità di comprendere che il grande salto è possibile solo a chi mette da parte ogni principio morale, adattandosi alle spietate regole su cui si basa l’arricchimento. Nel primo, splendido capitolo del romanzo, Birotteau confida alla moglie i suoi progetti, e risponde alle sue forti obiezioni facendo leva sulla moralità della speculazione in cui si è imbarcato: i suoi soci, dice, sono persone conosciute, di cui ci si può fidare ciecamente, e l’acquisto di terreni che di lì a pochi anni varranno molto di più perché edificabili è operazione analoga all’acquisto di titoli pubblici sui quali lucrare nel tempo. Non può neppure sospettare il rischio a cui va incontro, e firma cambiali convinto che in ogni caso egli stesso, la sua storia personale garantiscano la loro solvibilità.
Vale la pena soffermarsi brevemente su questo primo capitolo, perché a mio avviso costituisce un esempio magnifico della potenza e della modernità di scrittura di Balzac. L’incipit è di quelli da ricordare, per cui lo riporto integralmente: ”Nelle notti d’inverno, in rue Saint-Honoré il rumore s’interrompe per un solo istante: gli ortolani, diretti alle Halles, proseguono il via vai delle carrozze che sono rientrate dal teatro o dal ballo. Nel mezzo di quella pausa, che nella gran sinfonia del frastuono parigino si colloca verso l’una di notte, la moglie di M. César Birotteau, profumiere residente nei pressi di place Vendôme, fu svegliata di colpo da un sogno spaventoso”. Splendida l’immagine dei due mondi, quello del divertimento e quello del lavoro, che si sfiorano senza toccarsi nella notte; in qualche modo in anticipo sui tempi l’importanza data al sogno premonitore, e memorabile il successivo, incalzante monologo di Madame Birotteau che Paola Dècina Lombardi, nella sua introduzione, accosta arditamente al monologo interiore di Molly Bloom.
Tornando agli aspetti generali e sostanziali della vicenda, si può affermare a mio avviso che César Birotteau è ottuso non nonostante, ma perché è retto ed onesto, e questo lo rende del tutto inadeguato a rapportarsi con il mondo di cui intende far parte. Egli vede lo scintillio di quel mondo e ritiene che la sua luminosità sia basata sulle sue stesse virtù, e che aver ricevuto per quelle virtù la Legione d’Onore costituisca il passaporto per entrarvi: non capisce che invece quel mondo riluce grazie alla sua crudeltà e spietatezza, che gli unici valori che riconosce sono quelli dell’accumulazione e del profitto ad ogni costo e nasconde accuratamente il fango e il sudiciume morale su cui è basato.
La massima manifestazione di questa crudeltà è individuata da Balzac – anche per esperienza personale – nel mondo della finanza e delle banche. Ai primi segnali di dissesto, un fiducioso Birotteau si rivolge al grande banchiere Keller, che lo dirotta dai Nucingen, altri grandi banchieri che ritorneranno spesso nella Comédie, per poi finire nelle mani di du Tillet, il suo disonesto ex commesso divenuto spregiudicato finanziere, che lo odia per averlo licenziato: i colloqui che stordiscono Birotteau, le false aperture di credito, le melliflue cortesie di chi ha già deciso che guadagnerà più dal suo fallimento che dal suo salvataggio sono delle vere chicche da leggere con attenzione, perché colme di quei particolari tecnici che svelano l’arcano della finanza. Quando, poco più tardi, gli unici veri amici di Birotteau, Pillerault e il giovane Anselme Popinot, usciranno dalla casa del sordido usuraio Gigonnet, dopo un ultimo inutile tentativo di evitare il fallimento, il primo sentenzierà: ”Ricordati sempre questa breve seduta, Anselme! Hai appena visto la Banca senza la maschera delle sue belle apparenze”.
Proprio Pillerault e Popinot rappresentano di fatto i due soli personaggi positivi del romanzo. Il primo, zio della moglie di Birotteau, è un ex operaio, poi commerciante di ferramenta, di idee di sinistra, che si è ritirato con una buona rendita, e rappresenta quindi il piccolo-borghese che non ha cercato la scalata sociale ma ha mantenuto nel tempo una sua precisa coerenza morale e politica ma anche economica. Il secondo, che ritroveremo in successivi capitoli della Comédie, si affaccia alla vita seguendo le orme di Birotteau, aprendo grazie al suo aiuto una fabbrica di profumi e utilizzando sistematicamente i nuovi strumenti pubblicitari per far conoscere i suoi prodotti. Alla fine del romanzo, che per la verità a mio avviso è forse la parte meno riuscita rasentando un lirismo di tono melodrammatico, sposerà l’amata Césarine, la figlia di Birotteau.
Vuole forse il reazionario Balzac dirci, attraverso questi due personaggi e, in negativo attraverso Birotteau, che è necessario stare al proprio posto nella vita e nella scala sociale? Concordando con Paola Dècina Lombardi non lo credo: credo anzi che il messaggio forte e rivoluzionario che viene da questo romanzo, e dall’intera opera di Balzac, sia la piena coscienza e denuncia anche tecnica del darwinismo sociale che innerva la società del denaro e del profitto, la sua necessaria assoluta immoralità: ”Il denaro non guarda in faccia nessuno, il denaro non ha orecchie. Il denaro non ha cuore” dice orgogliosamente Molineaux, il meschino padrone di casa di Birotteau.
Romanzo complesso nella apparente semplicità delle sue vicende, César Birotteau esalta la capacità di Balzac di analizzare, tramite i suoi personaggi e le loro vicende, un’intera epoca storica. I meccanismi concreti dell’accumulazione, il ruolo della finanza nell’economia, l’importanza della pubblicità come strumento del profitto e del giornalismo per orientare l’opinione pubblica, i primi vagiti della società dei consumi necessaria alla borghesia per aumentare i profitti, tutto questo cade sotto la grande lente dell’autore per consegnarci uno dei grandi romanzi di cui è composta la sua immensa opera. Leggendolo con l’attenzione che merita, oltre a provare un grande piacere capiremo cose che ci possono essere molto utili per comprendere anche la realtà odierna, perché non vi è nulla di nuovo sotto il cielo.

Annunci

Autore:

Bibliofilo accanito, lavoro in un Parco Naturale

3 pensieri riguardo “Un’intera epoca, giunta sino a noi, in un piccolo personaggio

  1. Bella recensione, si sente il tuo cuore che batte all’unisono con quello di Balzac.
    (Però come fa un materialista storico a dire che “non vi è nulla di nuovo sotto il cielo”? Quello lo può dire al massimo un cattolico di stretta osservanza :-))

    Piace a 1 persona

    1. Mah… non so. Credo però che proprio da un punto di vista marxista si possa dire che i fondamentali economici e sociali siano ancora quelli, e che proprio negli ultimi decenni si siano riavvicinati paurosamente a quelli così meravigliosamente svelati usando la letteratura da Balzac (vedi dominio della finanza).
      Buona pasqua in ritardo
      V.

      Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...