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I racconti del maestro del Grand Guignol, che a tratti si elevano oltre il genere

StorieMacabreRecensione di Storie macabre, di Gaston Leroux

Newton, Tascabili Economici, 1995

Gaston Leroux, singolare figura di giornalista e scrittore francese a cavallo tra XIX e XX secolo, è famoso per essere l’autore de Il fantasma dell’Opera, romanzo da cui sono stati tratti un fortunato musical e numerosissimi film, e per Il mistero della camera gialla, che è considerato uno dei capostipiti dei gialli della stanza chiusa.
Questo volumetto della Newton, oggi fuori catalogo, ha il pregio di presentarci alcuni dei racconti di questo autore, considerato uno dei maestri del Grand Guignol, racconti poco noti al pubblico italiano, ma che non mancano di motivi d’interesse, pur potendo essere confinati sicuramente entro gli angusti confini della letteratura di genere. Vorrei al proposito spezzare qui una lancia a favore di queste edizioni. Non è il primo libro di queste collane economiche Newton che leggo, e sempre ho trovato, al di là dell’aspetto da mass market paperback e di una pagina con margini troppo stretti,il che va a scapito della sua eleganza, edizioni curate quanto a traduzione e a note introduttive. Se a questo si aggiunge che spesso si trovano titoli ed autori snobbati da altri editori più blasonati, credo che si debba fare un plauso a questa casa editrice, che sa (o sapeva) spesso coniugare economicità e qualità delle proposte.
Come dicevo, questo volume ci propone, in meno di cento pagine, sei racconti di Leroux. Quattro fanno parte di una serie i cui narratori sono un gruppo di amici marinai che si raccontano le avventure di vita più drammatiche in una locanda di Tolone, mentre gli altri due sono storie a sé stanti. Tutti, come dice il titolo del volume, sono accomunati dall’essere macabri e in alcuni casi truculenti, come si addice ai generi frequentati dall’autore. Anche se con questo tratto comune, a mio avviso i racconti si differenziano molto quanto a qualità, e mentre alcuni sono veramente molto belli, presentando tratti di indubbia originalità, altri sembrano essere stati scritti solo per mere finalità commerciali.
Tra i primi emerge a mio avviso il racconto di apertura del volume, Una storia terribile, che narra di come uno degli amici marinai di Tolone abbia perso un braccio. Il tratto che lo distingue è come l’autore sia stato in grado di associare ad una storia francamente inverosimile nel suo essere raccapricciante una notevole dose di ironia, tanto che alla fine quasi prevale il lato comico della vicenda. E’ un racconto molto gustoso, di cui non dirò nulla per non rovinare la sorpresa al lettore, se non che gustoso mi sembra un termine molto appropriato per descriverlo sinteticamente. Chi lo leggerà capirà perché.
Seguono i due racconti secondo me più deboli, Il mistero dei quattro mariti e La locanda del terrore, nei quali Leroux non riesce a districarsi dai cliché un po’ triti – considerando che li scrive già negli anni venti del novecento – del genere del terrore e del mistero. Sono due storie che non catturano – anche se la prima parte da uno spunto senza dubbio interessante – perché è unicamente agli aspetti di mistero in un caso e di terrore nell’altro cui è affidata la loro attrattività: essendo però tali aspetti anche in questo caso talmente inverosimili da apparire artificiosi, e non essendovi l’ironia a sostenerli, il risultato è a mio avviso deludente.
Il racconto successivo, La donna con il collare di velluto è senza dubbio più interessante, innanzitutto per essere una sorta di Cavalleria rusticana ambientata in Corsica, il che conferisce al racconto un’aura di esotismo che sicuramente era ancora maggiore nella Francia di inizio XX secolo, e poi per la capacità dell’autore di creare un’atmosfera di ambiguità attorno alla vicenda pur esponendone, nel finale, la spiegazione razionale. E’ questo un tratto che secondo me contraddistingue i racconti del mistero più affascinanti: fornire spiegazioni plausibili alle vicende narrate, senza però che queste siano del tutto convincenti, lasciando nel lettore la sensazione che la verità sia diversa, e che non sia esplicabile. Per far ciò, per raggiungere questo risultato, bisogna esercitare nella scrittura un’arte sottile, fatta di detto e non detto, e credo che in questo caso Leroux ci sia riuscito, pur senza raggiungere le vette di altri più celebrati autori.
Scritto in lettere di fuoco, il racconto successivo, è più convenzionale, essendo la classica storia di un patto con il demonio, ma a mio avviso contiene un elemento importante, per questo autore indubbiamente borghese che si rivolgeva ad un pubblico piccolo- borghese e probabilmente in parte popolare: il tema del rapporto con il denaro non onestamente guadagnato. La vicenda è quella di un viveur che per recuperare la fortuna perduta stringe un patto con il diavolo, e in base a quello vince sempre alle carte. La storia è quindi abbastanza banale e stereotipata, ma a mio avviso di un certo interesse è il finale, che ci indica come non solo egli sia dannato, ma anche il denaro che ha guadagnato grazie a satana sia maledetto. Una precisazione di carattere edificante volta ad indicare ai suoi lettori che le vie dell’arricchimento “facile” sono destinate a portare sciagure anche in chi ne beneficia indirettamente.
Sicuramente di un livello superiore è l’ultimo racconto della raccolta, Il museo delle cere, nel quale, con il pretesto di una scommessa tra amici, vengono esplorati i meccanismi che generano la paura. E’ a mio avviso il più moderno, dei racconti, quello in cui la psicologia, i meandri insondabili dell’animo umano e le sue reazioni di fronte agli stimoli dell’irrazionale sono decisamente più importanti delle situazioni oggettivamente macabre. In quest’unico racconto, infatti, la tensione e il dramma non scaturiscono dalla situazione, dall’oggettiva tragicità degli avvenimenti, ma questi ultimi divengono tragici per la percezione soggettiva del protagonista. Siamo così, per la prima volta, approdati in pieno novecento, sia pure in un novecento d’appendice.
Come detto, questo libro non è più in catalogo, ma è facilmente reperibile sui siti e nelle librerie specializzati in libri vecchi e usati, ed io consiglio di acquistarlo, perché ci permette di conoscere meglio un autore che oggi è frequentato praticamente solo grazie ad un paio di romanzi. I suoi racconti non sono certo dei capolavori assoluti, sono scritti d’evasione, destinati alle riviste di feuilleton, ad un pubblico che chiedeva avventure e brividi a buon mercato. Tuttavia Leroux è sicuramente uno scrittore capace di immaginare situazioni, avvenimenti ed intrecci avvincenti, come anche i suoi romanzi maggiori dimostrano, e di introdurre in alcuni di questi racconti anche elementi non scontati e non convenzionali, il che li eleva non poco rispetto agli stereotipi del genere.

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Autore:

Bibliofilo accanito, lavoro in un Parco Naturale

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