Pubblicato in: Classici, Letteratura, Letteratura tedesca, Libri, Novecento, Racconti, Recensioni

I limiti dell’immenso

TonioKrRecensione di Tonio Kröger, di Thomas Mann

Rizzoli, BUR, 1974

Tonio Kröger è un racconto lungo, ma è anche quasi un saggio sulla tematica centrale per il Thomas Mann dell’inizio del ‘900: chi è e che ruolo ha l’artista nella società (ed in particolare nella società tedesca dell’epoca guglielmina)? Il racconto non scioglie, anzi pone in forma esplicita la grande contraddizione del borghese Mann: egli aspira a rappresentare la classe di cui fa parte ma al contempo è pienamente consapevole che quella classe può fare benissimo a meno dell’artista, che lo guarda con sospetto, che altri sono i valori (o i disvalori) a cui guarda. Tonio Kröger, che non a caso ha un nome latino e un cognome tedesco, che non a caso ha un padre borghese ed una madre “artista”, sa di essere “diverso” e condannato a osservare il mondo dal di fuori se vuole essere artista, ma al contempo ama, in Hans e in Ingeborg, la semplicità e la spensieratezza di chi è pienamente soddisfatto del mondo in cui vive: da loro, tuttavia, non verrà riamato: anzi, da Ingeborg verrà deriso perché non sa ballare la quadriglia, perché non rispetta le regole. Il racconto si chiude con Tonio che, ormai famoso scrittore, torna alla sua patria borghese ed accetta questa sua condizione di “osservatore esterno” ed ammiratore di chi “vive”. Qui secondo me sta il grande limite dell’immenso Mann: ha percepito fino in fondo la grande crisi dei valori borghesi ma l’ha ritenuta una crisi ricomponibile nell’ambito di quegli stessi valori, a patto di recuperare una sorta di “purezza perduta”, rappresentata in Tonio Kröger dalla metafora degli “occhiazzurri”. Non si è accorto che quegli occhi stavano attendendo con bramosia e partecipando attivamente all’organizzazione di due immani tragedie, che quegli stessi occhi avrebbero guardato adoranti, pochi decenni dopo, le svastiche naziste e il loro capo (in questo senso la metafora degli “occhiazzurri” appare ironicamente agghiacciante). Consiglio vivamente a chi leggesse il Tonio Kröger di associare alla lettura la visione del film di Hanneke Il nastro bianco.

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Autore:

Bibliofilo accanito, lavoro in un Parco Naturale

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